Il decreto così detto “salva Italia” con l’anno nuovo ha portato alcune novità nell’ambito della proprietà immobiliare e delle risorse per aiutare coloro che non riescono più a corrispondere la rata del mutuo d’acquisto.

Il primo fattore, non proprio amato dal popolo italiano, è quello che vede la reintroduzione di una tassa patrimoniale, quale era la vecchia Ici, sotto forma di Imu (imposta municipale unica), peraltro già prevista nel federalismo municipale varato dal vecchio governo, e per l’appunto come viene indicato nel decreto “Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria“, che entrerà a regime soltanto nel 2015.

Tale imposta dovrà essere corrisposta da tutti coloro che sono proprietari di immobili anche sotto forma di prima casa e relative pertinenze (solo se appartenenti alle categorie catastali C2 C6 C7) nella misura dello 0,76% calcolato sul valore dell’immobile dato dalla rendita catastale rivalutata del 5% moltiplicata per un coefficinte di ricapitalizzazione che varia in funzione del tipo d’immobile (per l’abitazione è 160); maggiori informazioni all’articolo 13 del decreto.

Ci sono comunque degli sconti per coloro che sono intestatari di prima casa, consistenti in una riduzione base di euro 200 sulla cifra da corrispondere più altri 50 euro in meno per ogni figlio a carico fino ad un massimo di 26 anni e non oltre un totale di 400 euro (8 figli).

Ricordiamo inoltre che è data facolta al singolo comune di aumentare o ridurre a propria discrezione l’aliquota base per il calcolo dell’Imu, dello 0,3%.

Per quanto rigurda invece il settore dei mutui per la casa, attualmente in grossa crisi sia da parte delle banche che dei mutuatari che non riescono ad onorare l’impegno preso, una parte dei proventi ottenuti dall’Imu di cui sopra andrà a rifinanziare il Fondo di solidarietà per il credito ipotecario finalizzato all’acquisto dell’abitazione principale, leggi l’articolo dedicato.