La situazione economica del nostro paese e di tutta l’area euro sta mettendo a dura prova il ceto medio, sopratutto in Italia dove dopo l’ultima manovra varata dal governo Monti sono molti i mal umori, ma a sentire gli esperti era l’unica cura possibile da effettuarsi in poco tempo onde evitare la rottura della moneta unica, o peggio ancora l’uscita del nostro paese dall’unione; vedremo cosa succederà con l’anno nuovo in termini d’interventi economici, sociali ed occupazionali.

Intanto l’ormai famigerato spread, che ricordiamo essere il differenziale di rendimento tra titoli Btp italiani e Bund tedeschi di riferimento, non è affatto sceso come molti auspicavano dopo la caduta del governo Berlusconi, ma anzi è ancora a livelli altissimi infatti orbita anche oggi nei dintorni di 500 punti.

Questo è il primo aspetto che concorre a peggiorare la situazione dei mutui in quanto il fatto che il rendimento dei titoli di stato del nostro paese sia così elevato è segno di non certezza verso il futuro e non credibilità, agli occhi degli investitori, nei confronti del sistema economico del paese, per questo chi acquista il nostro debito (sotto forma appunto di Btp) lo fa ma solo a tassi d’interesse elevati, che si ripercuotono sull’approvvigionamento di liquidità da parte delle banche.

In poche parole tutto si traduce in costi maggiori che gli istituti di credito devono sopportare per rifinanziarsi (cioè trovare liquidità da prestare), e di conseguenza applicare enormi commissioni al cliente finale; oggi infatti la media degli spread sui mutui per la casa è a circa il 3%.

Anche la situazione occupazionale non è certamente delle migliori, abbiamo il 30% di disoccupazione giovanile, significa che circa un ragazzo su tre non è occupato e quindi non produce ne per lui ne per il paese, mentre chi lavora per la maggior parte lo fa a tempo determinato o part time o finti tali; non solo, c’è anche una vasta schiera di persone (parliamo di circa due milioni di individui- dati Istat) scoraggiate che nemmeno lo cercano più il lavoro perchè tanto l’italia è diventata il paese delle raccomandazioni.

Questo è il secondo aspetto fondamentale che insieme alla stretta creditizia rende praticamente impossibile l’accesso al credito da parte delle giovani coppie o singoli, infatti è un dato, che sopratutto nell’ultimo mese, sono scomparsi dal mercato i mutui quelli per i lavoratori atipici (un modo più carino per dirti che sei pracario).

La realtà è che la quasi totalità delle richieste di mutuo presentate dalla categoria di cui sopra (i giovani) sono puntualmente rifiutate, questo comporta lo stallo del mercato immobiliare e di conseguenza quello dell’edilizia con drammatiche ripercussioni in termini economici.

Ma non c’è problema, direbbe qualcuno, ci metti un bel nonno che ti fa da garante, e la pratica di mutuo passa. Questo forse era vero, o continuerà ad esserlo ma ancora per poco, fino ad oggi, quando la capacità di risparmiare degli italiani si è ridotta drasticamente. Secondo l’istat siamo passati da una percentuale di risparmio di circa il 23% del 1995, all’11,5% del 2011, dato quest’ultimo che è sintomo di una malattia economica del paese sempre più radicata.

Morale della favola è che tra qualche decennio, quando saranno i giovani di oggi ad essere in pensione, le retribuzioni previdenziali, se si continua così, saranno talmente basse da non incidire più sull’accesso al credito dell’eventuale garantito, per questo è necessario investire nella crescita oggi per dare oppurtunità domani senza che sia necessario l’aiuto di un garante che probabilmente non esisterà più, il nonnino.

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