Come tutti ormai sanno la situazione economica del paese non è certamente delle migliori, e dopo la stretta creditizia operarata dalle banche a danno sempre del consumatore finale, il mercato immobiliare è quanto mai stantio e senza vivacità.

Parlano chiaro gli ultimi dati Istat emessi, che nel rapporto sul secondo trimestre 2011 vedono un netto calo delle comparavendite pari a circa l’8%, messo in relazione con lo stesso periodo dell’anno passato.

Certo la statistica di cui sopra è solo una parte della situazione negativa che sta caratterizzando il settore da diverso tempo, in quanto i dati, quelli veramente negativi, devono ancora essere emessi, e saranno, plausibilmente, quelli riferiti agli ultimi due trimestri del 2011, il terzo già passato, ed il quarto in dirittura d’arrivo; per non parlare poi di quello che c’aspetta per il 2012.

Infatti se già nel secondo trimestre si è registrato un così netto calo, figuriamoci cosa dovremo aspettarci per gli altri, terzo e quarto, dove si è veramente inasprita la più reale stretta creditizia di concerto con l’esplosione degli spread sia sui mutui per la casa che tra titoli di stato italiani e tedeschi, aspetti questi ultimi due direttamente relazionati tra loro.

Se questo non bastasse a dare un’ulteriore colpo al mercato immobiliare e creditizio dei mutui, potrebbe pensarci la manovra Monti, che rivalutando le rendite catastali potrebbe anche ad incidere sulle imposte per l’acquisto della casa, prima o seconda che sia, con tutto ciò che questo comporterebbe, per lo meno nell’immediatezza.

Non solo reintroduzione dell’Ici (che si chiamerà IMU -imposta municipale unica-), ma anche aumento delle imposte di registro ipotecarie e catastali, anche se le ultime due solo riferite ad acquisti che non fruiscano dell’agevolazione fiscale prima casa per la quale tali imposte vengono, come prescrive la legge, corrisposte in misura fissa pari ad euro 168 cadauna.

Un ipotesi di come potrebbe cambiare la tassazione sugli immobili nel caso in cui venissero rivalutati anche i coefficienti per il calcolo dell’imposta di registro per far comprendere a chi non è addetto ai lavori di cosa si potrebbe trattare, è presto fatto.

Ipotesi

Considerando un’immobile di media entità, con un’ipotetica rendita catastale di 800 euro, la differenza da corrispondere in più rispetto alla vecchia tassazione sarebbe di euro 1068 circa (3108 prima, 4176 ipoteticamente).

Per capire che cosa potrebbe cambiare basti pensare che per calcolare l’imposta di registro fino a ieri si doveva moltiplicare la rendita catastale (indicata nella relativa visura) per un coefficiente detto di ricapitalizzazione; così facendo si ottiene il valore catastale dell’immobile sul quale vengono calcolate le imposte per le compravendite, successioni e donazioni.

Nel caso specifico della compravendita il su detto coefficiente cambierebbe dall’attuale 115,5 (per la prima casa) a 160; da questo incremento potrebbe derivare  l’aumento dell’imposta di registro di cui sopra.

Ovviamente questo insieme di cose e cioè, le banche che non concedono mutui (anche se dopo il ribasso del differenziale di rendimento tra BTP Bund si sperà cambino un pochino le cose), il ritorno dell’Ici sulla prima casa pure aumentato, l’aumento delle imposte sull’acquisto della casa e la situazione occupazionale del paese certamente non delle migliori, non lasciano spazio a dubbi, nei prossimi mesi non ci si potrà aspettare nulla di buono; speriamo in bene per un futuro in un’ottica di lunga gettata.

Nota Bene: ad oggi i coefficienti di rivalutazione per le rendite al fine di calcolare l’imposta di registro ipotecaria e catastale rimangono i medesimi, visionabili QUI

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