Nel corso del 2010 abbiamo assistito ad un’incremento delle erogazioni di crediti ipotecari per l’acquisto della casa, che per la stragrande maggioranza è derivato dalla stipula di contratti di mutuo a tasso variabile, cioè quel tipo di mutuo che varia l‘importo della rata in funzione delle oscillazioni dei tassi d’interesse, molto più conveniente del tasso fisso ma sicuramente più rischioso.

Questo dato è ovviamente positivo se visto dall’ottica di chi guarda con l’auspicio di una ripresa del settore e dell’economia tutta che nel nostro paese sicuramente passa per l’immobiliare, ma può essere un’arma a doppio taglio se alla base del consumo non c’è un ‘adeguata informazione.

Per quanto riguarda appunto questi tipi di mutuo a tasso variabile, che si ad oggi, nonostante i recenti aumenti del costo del denaro, sono ancora convenienti rispetto al tasso fisso, bisogna necessariamente conoscere le insidie che nascondono, non tanto per tutelarsi nell’immediato, quanto per non trovarsi in futuro nella condizione di non poter più pagare la rata, sopratutto se parliamo di mutui di lungo periodo.

Secondo la vice direttrice di Bankitalia Anna Maria Tarantola che riporta i dati di un recente studio effettuato, una famiglia su cinque che ha stipulato un tasso variabile in Italia non è adeguatamente informata sugli effettivi rischi che si corrono con un contratto del genere, e non sarebbe in grado di sopperire ad eventuali aumenti della rata del mutuo che comunque non sono affatto remoti.

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