Sulla certificazione energetica nel nostro paese non si è ancora delineata una normativa uniforme per tutti anzi le casistiche che si possono incontrare in base alla localizzazione geografica dell’immobile che si vuole certificare sono diverse una dall’altra.

Secondo un recente rapporto del Comitato termotecnico italiano con valenza puramente informativa, sono circa 900 mila gli Ace fino ad ora emessi anche se questo dato non può essere confermato con certezza proprio perchè una delle frammentazioni territoriali che riguarda la materia è riconducibile proprio alla non istituzione di una catasto energetico da parte di tutte le regioni, cioè non esiste in ogni singola regione un contenitore dove le certificazioni vengono depositate, ad oggi solo 4 regioni dispongono di un sistema del genere.

Quindi la situazione è la seguente, sembrerebbe che ancora nella maggior parte delle regioni, nello specifico in 15, sia ancora possibile, in forza della normativa statale, autocertificare la classe G (quella più scadente) evitando cos’ la reale stesura dell’Ace, mentre solo Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e la provincia autonoma di Trento, abbiano costituito una loro normativa locale che obbliga veramente la produzione di tale certificazione nel caso in cui si voglia vendere o locare l’immobile.

Comunque va detto che, pur nel caos di queste discrepanze normative, l’Italia è stata una delle prime nazioni a recepire la direttiva europea di riferimento 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia, ponendo l’Obbligo di certificare tutti i tipi d’immobili, anche se ad oggi ancora come su detto e considerato che non c’è chiarezza nemmeno sull’accreditamento dei soggetti abilitati all’emissione dell’Ace, gli obbiettivi posti dalla comunità europea sonmo ancora lontani.