Con i recenti aumenti dei tassi d’interesse i mutui a tasso variabile vedono aumentare l’importo delle rate da corrispondere a fronte della stessa cifra erogata, ma nonostante questo sono ancora prediletti rispetto al tasso fisso dato questo evidentemente dovuto al considerevole risparmio che ancora si registra.

Ultimamente però, anche se in minor quota, stanno riprendendo piede anche quei tipi di contratto di mutuo detti con capped rate, proprio per la paura che i tassi dinteresse possano ancora salire.

Si tratta di mutui a tasso variabile che però a differenza del tasso variabile puro prevedono un tetto massimo oltre il quale l’importo della rata non potrà salire anche all’aumentare dei tassi.

Ma conviene veramente questo tipo di mutuo? Dipende; il discorso di fondo è che il tasso variabile con capped rate è più oneroso del tasso variabile cosi detto puro, per tanto per verificare se questa soluzione sia auspicabile sarà necessario accertarsi che il tetto massimo fissato non sia troppo alto, altrimenti l’ipotetico risparmio che si dovrebbe avere arrivati alla soglia massima dell’importo rata verebbe vanificato in quanto mai raggiunto, o comunque raggiunto ad un livello tale da provocare già la crisi della parte mutuataria.

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