La crisi edilizia non smette di mietere posti di lavoro, solo nel 2009 sono stati più di 90 mila le persone che sono entrate a far parte di quella larga schiera di disoccupati italiani, ed è proprio di pochi giorni fa la quinta edizione del rapporto congiunturale dell’Ance, che mostra la perdita nei quattro anni 2008 2011 e non fa ben sperare nemmeno per l’anno in corso.

Qui entra in gioco l’efficienza energetica degli edifici, che solo in Italia, visto il volume di costruzioni che necessiterebbero d’interventi in questo senso e riferito solo al pubblico (scuole e uffici), potrebbe dare luogo a ben 150 mila nuovi posti di lavoro, che porterebbero una bella ventata d'”aria buona” nel comparto edilizio.

Oltre all’aspetto occupazionale ed economico, anche quello ambientale gioca un ruolo fondamentale non solo nel nostro paese ma anche nell’intera area Euro, che vede ad oggi circa 270 miliardi sprecati per le pessime performance energetiche della maggior parte delle costruzioni.

Come quasi sempre accade il nostro amato paese è tra le prime posizioni in questo tipo di classifiche (negative) ed infatti il fabbisogno energetico medio degli edifici italiani è di circa 200 KWh al metro quadrato, molto più alto di altre nazioni, un esempio su tutti la Svezia con 60 KWh.

Quindi morale della favola, oltre al Piano Casa per ampliare e riqualificare il residenziale, sarebbe il caso di mettere mano anche al patrimonio pubblico, ne guadagnerebbe l’economia ed anche l’ambiente; non si tratta di produrre più energia, ma di buttarne via di meno.