Sul varo del decreto di recepimento della direttiva 2009/28/CE, approvato con “inspiegabile” fretta, non sono mancate fin da subito molteplici proteste, ed ora iniziano ad arrivare le prime proposte di modifica, anche se ancora la bozza del decreto attuativo non è pronta nonostante il governo avesse assicurato la sua stesura per il 28 di marzo ovviamente già decorso.

L’Aper (Associazione italiana produttori energia rinnovabile) ha recentemente inviato al Ministero dello Sviluppo Economico la sua proposta per la redazione delle norme attuative del decreto rinnovabili. Tale proposta verte principalmente su due punti fondamentali che sono la definizione immediata dei nuovi incentivi al fotovolataico, fatta in modo tale da permettere anche la tutela degli investimenti già avviati in base al Terzo Conto Energia, e la fissazione dei valori d’incentivazione che verranno applicati agli impianti che passeranno dal sistema dei Certificati verdi (che attesta la produzione di energia da fonti rinnovabili) a quello d’incentivazione amministarta dal 2016 in poi.

Oltre alla proposta di cui riportiamo il testo, Aper è intenzionata, come già altri hanno fatto, a presentare un’esposto in Commissione Europea nei confronti di questo decreto che viola la direttiva che va a recepire e che fino ad ora ha scaturito esattamente gli effetti contrari a quelli per cui doveva essere pensato, e cioè incentivare la produzione energetica da fonti rinnovabili.

Anche assosolare, altra associazione del settore energia pulita, non manca di far sentire la sua voce in merito alla situazione, e già pochi giorni fa aveva pubblicato la sua posizione ufficiale sul nuovo sistema di incentivi al fotovoltaico; proposta che principalmente chiedeva tre cose, e cioè l’eliminazione del tetto annuale, la riduzione graduale degli incentivi e lo stanziamento di almeno 7 miliardi di euro all’anno per permettere lo sviluppo di questo nuovo settore industriale.

Infine anche Sos rinnovabili, sta raccogliendo firme tramite Facebook per cercare di sospendere questo decreto che sta mettendo a rischio migliaia di famiglie italiane che nel settore avevano trovato uno sbocco lavorativo.