Continuano i ritardi per la stesura delle norme attuative del decreto rinnovabili, tra le quali vi sono anche quelle per il fotovoltaico che dovevano essere pronte per la prima decade di aprile, l’avevano detto i ministri, ma oggi siamo al 12 e ancora niente.

Questo dato ovviamente la dice lunga sulla sulla competenza di un governo che prima recepisce una direttiva europea (la 2009/28/CE) per incentivare la produzione energtetica da fonti rinnovabili, ed ottiene l’effetto contrario, cioè paralizza il settore, poi quando s’accorge di aver fatto una castroneria cerca di rimediare dicendo che quasi nell’immediato sarà pronto un nuovo quadro normativo, ma non riesce neppure in questo.

Anche Green Peace che recentemente aveva lanciato una petizione online ai Ministri (che tra l’altro ha già raccolto quasi 30 mila firme) lamenta il forte ritardo del governo nella stesura di questo nuovo quadro incentivante, che comunque a detta dell’associazione verde dovrebbe si ricalcare il modello tedesco, ma senza la presenza di tetti massimi, spese massime e soglie di potenza installata, aumentando anche gli obbiettivi per il 2020 fino a 20 mila MW per il fotovoltaico, e 16 mila per l’eolico.

Conclude Green Peace, dicendo che ogni giorno di ritardo in più significa per i circa 150 mila addetti all’energia pulita, avvicinarsi sempre di più alla cassa integrazione, o al licenziamento; è necessario fare presto e bene, basta ritardi.