Come tutti ormai sanno il decreto di ricezione della Direttiva 2009/28/CE per l’incentivazione della produzione energetica da fonti rinnovabili sta creando molti problemi sia al settore industriale coinvolto, sia in termini occupazionali; la paura più grande è quella che deriva dall’incertezza dei nuovi incentivi (quelli vecchi saranno validi solo per impianti fotovoltaici entrati in esercizio entro il 31 maggio 2011) a fronte della quale, ovviamente le banche non garantiscono più finanziamenti.

Ma quale doveva essere il compito di questo decreto? Era veramente quello di creare instabilità ed incertezza in un settore tutt’altro che in crisi? Certamente no, infatti la realtà è che tale decreto, che avrebbe dovuto incentivare la produzione energetica da fonti rinnovabili come appunto il fotovoltaico (cioè il sole), paradossalmente ha generato esattamente l’effetto contrario in quanto ad oggi, anche se il governo ha promesso che a breve saranno pronti i nuovi incentivi di cui comunque ancora non si sa nulla di preciso, praticamente questa filiera è ferma.

Ma allora perchè è stata creata una situazione del genere? Il governo riconduce le motivazioni di questa scelta al fatto che i vecchi incentivi, stavano costando troppo in bolletta, e che quindi bisognava accostarsi ai target europei per incentivi del genere.

Incredibile! Un governo italiano che si preoccupa del costo eccessivo delle bollette, sembrerebbe un comportamento virtuoso. In realtà per tutti coloro che si sono presi la briga di andare a vedere quali altre voci vengono aggiunte in bolletta (quella della corrente elettrica) è facile capire che questo comportamento di virtuoso non ha proprio nulla.

Infatti ad oggi nella bolletta della corrente elettrica degli italiani vi sono ancora alcune voci che paghiamo da decenni ed altre che sarebbe giusto e bello pagare se solo fossero destinate a ciò per cui erano state pensate.

Sto parlando del Cip6. Per chi non lo sapesse il Cip6 è un provvedimento datato 1992 del Comitato Interministeriale prezzi che praticamente nasceva inizialmente come incentivazione alla produzione energetica da fonti rinnovabili, solo che poco prima del suo varo definitivo dopo la parola “rinnovabili” ne furono aggiunte altre due tutt’altro che innocue che sono “e assimilate”.

Questo ha fatto si che circa il 7% della bolletta che avrebbe dovuto essere destinato alle fonti rinnovabili per la quasi totalità è andato invece a finire nelle mani di persone che con l’energia pulita non hanno nulla a che fare (petrolieri eccetera).

Ora le domande sorgono spontanee, si può ancora incentivare un modo di produrre energia da fonti fossili (peraltro estremamente inquinanti) alle quali non sono rimasti più di 60 anni di vita, e per le quali ovviamente in futuro non ci si potrà aspettare niente altro che un aumento dei loro costi? Ovviamente no, è necessaria una politica energetica vera.

Il morale della favola è molto semplice, si vuole far passare l’idea che produrre gran parte dell’energia di cui abbiamo bisogno dalle fonti rinnovabili è troppo costoso, quando evidentemente questi ipotetici costi maggiori si potrebbero abbattere destinando al rinnovabile quella parte di bolletta che ogni mese viene pagata da tutti e che però finisce in barili di petrolio.

La realtà è che per la luce del sole (fotovoltaico), il vento (eolico) e la terra (geotermico) non si possono chiedere soldi a nessuno, mentre con il nucleare (che il governo vorrebbe sostituire al petrolio quasi finito) si aprirebbero per il soliti noti nuovi fronti di speculazione sempre a discapito delle tasche e della salute di tutti noi.