La legge sul Piano casa, introdotta ormai da due anni dal governo Berlusconi, fino ad ora non ha scaturito gli effetti per la quale era stata pensata, e cioè rilanciare un settore fondamentale nell’economia italiana come quello edilizio che vive da diverso tempo una situazione di forte crisi.

Le ragioni del mancato raggiungimento dell’obbiettivo, sono per lo più imputabili a due fattori; il primo è stato l’impossibilità di applicare tale legge nelle singole regioni che vedevano per ogni singolo passo da compiere, troppe autorità a dover mettersi d’accordo per decidere sul da farsi, ed il secondo, ma certamente non meno importante, è stato una mancata comprensione dell’iniziativa da parte di chi avrebbe voluto utilizzarla.

Già nel 2009, Nomisma attraverso un sondaggio effettuato su un campione di circa 2000 famiglie, aveva fatto emergere un dato molto significativo, di quello che era il grado di comprensione dei cittadini riguardo all’effettiva applicabilità del Piano su ogni singola situazione.

Infatti ad indagine terminata il risultato parlò chiaro, nemmeno un terzo del paese aveva capito quali potessero essere i reali campi di applicazione della legge.

A peggiorare la situazione nella maggior parte dei casi sono intervenute le leggi regionali di conversione del piano nazionale, che hanno introdotto ulteriori vincoli e paletti che non hanno fatto altro che confondere di più una situazione già tutt’altro che chiara.

Alla fine il sondaggio Nomisma mise in luce che solo il 18% dei nuclei famigliari (circa 5 milioni di famiglie) sosteneva che il piano casa potesse essere applicabile al loro caso, ma solo la metà sembravano essere effettivamente interessate ad eventuali interventi.

Stando ai numeri, quindi la su detta statistica poteva sembrare assai pessimistica, ma in realtà si rivelo più che ottimistica, visto che poi le istanze presentate nella realtà dei fatti sono state fino ad oggi, veramante un numero esiguo, e ci troviamo ben lontani dai circa 40 miliardi di euro d’investimenti che erano stati auspicati.

Con l’anno nuovo quasi tutte le regioni hanno procrastinato il Piano casa, accordando fiducia all’iniziativa, che si spera possa portare due punti percentuali in più all’edilizia, anche se rimangono forti dubbi che il popolo italiano abbia compreso l’effettiva applicabilità della legge.

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