Secondo Giorgio Guerrini, presidente di Rete Imprese Italia, la nuova bozza del decreto sul fisco municipale, premia i privati ma penalizza le imprese, in quanto in quest’ultima versione del decreto l’obbligo di applicare l’Imu alle imprese con aliquota dimezzata è diventato facoltativo per i comuni.

Così nel caso in cui venga applicata l’aliquota piena al 7,6 per mille quest’ultima rappresenterebbe un carico fiscale più elevato rispetto a quello dell’attuale Ici, che potrebbe aumentare ulteriormente nell’ipotesi in cui venga deciso di portare l’aliquota Imu al massimo consentito dalla bozza di decreto attuale, e cioè il 10,6 per mille.

Tutto un’altro discorso per i privati che tra Imu (dal 2014) e cedolare secca già da quest’anno avranno diritto a discreti sconti sia sugli immobili dati in locazione sia su quelli sfitti considerati a disposizione, per i quali oggi si paga ancora l’Ici e l’irpef, mentre dal 2014 pagheranno solo l’Imu (imposta municipale unica).

Ce da dire però che come al solito è vero che i sconti ci sono per le famiglie ma ricordiamo che sono più sostanzionsi per quei soggetti ad alto reddito; chi rientra nello scaglione più elevato oggi paga l’Irpef al 43% e rispetto a chi sta in quello più basso con il 23% risparmia dieci volte di più.

Morale della favola pressione fiscale aumentata per le imprese e maggiori incentivi per i più ricchi.

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