Ormai è diventato un must sapere quali sono le prestazioni energetiche degli immobili e quali sono le normative di riferimento.

Il primo passo dell’Italia per leggiferare in materia di certificazione energetica è stato quello mosso con il decreto legislativo 19 agosto 2005 numero 192, attuativo della direttiva europea 2002/91/CE, che prevedeva per tutti gli atti a titolo oneroso (come la compravendita) l’obbligo di allegare l’ACE (attestato di certificazione energetica) o l’AQE (attestato di qualificazione energetica) a tali atti. Tutto ciò a partire dal primo luglio del 2009.

Successivamente tale decreto è stato integrato e modificato da altri due decreti e rispettivamente il D.lgs 311 del 29/12/2006 ed il D.l 112 del 2008 poi convertito nella legge 6/8/2008 numero 133 che elimina l’obbligo di allegare la certificazione agli atti a titolo oneroso, ma rimane comunque quello di dotare edifici di tale certificato.

In seguito per fare luce in una situazione tutt’altro che chiara il Consiglio Nazionale del Notariato pubblicò in uno studio (precisamente il 334/2009/C) quello che sarebbe stato il comportamento del pubblico ufficiale in merito all’argomento.

Poi venne il momento dell’emissione di linee guida nazionali (decreto 26 giugno 2009 pubblicato in G.U. 158 del 10/07/2009) che sancirono in poche parole che laddove non fossero stati emessi regolamenti regionali per la creazione di strumenti di certificazione dovevano essere applicate le linee guida stesse, ed inoltre stabilirono che l’attestato di qualificazione energetica (AQE) avrebbe dovuto essere definitivamente sostituito dall’attestato di certificazione energetica (ACE) e per tutti gli immobili già in possesso dell’AQE quest’ultimo sarebbe stato valido solo fino a scadenza dei termini fissati ad un anno dall’emanazione delle pre dette linee guida e pertanto fino al 26/06/10, data dopo la quale nell’ipotesi in cui si voglia trasferire l’immobile lo si dovrà fare dopo averlo dotato dell’ACE che a differenza dell’AQE attribuisce la classe energetica e deve necessariamente essere rilasciato da un certificatore estraneo alla proprietà del bene.

In fine va ricordato che nel caso in cui non si voglia dotare l’immobile della certificazione in oggetto lo si potrà fare rilasciando un’autodichiarazione con la quale il venditore dichiara che l’immobile è di classe energetica G (la più bassa) e che i costi di gestione energetica sono molto alti, ovviamente questo dovrebbe incidere sul valore commerciale del bene.