La legge sul piano casa varata dalla giunta Polverini per la regione Lazio dovrebbe in teoria servire in parte al rilancio del settore edilizio sia sotto il profilo delle imprese che in termini occupazionali, in parte per dare la possibilità a chi non può permettersi di acquistare una nuova casa, di ampliare quella che già possiede con una spesa relativamente ridotta.

Ma sarà poi così nella realtà dei fatti? C’è chi pensa di no. Un recente studio di www.linkontro.info (la politica vista da sinistra) fa notare come degli 80 milioni di metri cubi da edificare nella regione in deroga al suddetto piano casa, circa la metà siano destinati alla capitale, e considerando questo potremo ancora vedere spariti parecchie migliaia di ettari di verde ed una drastica riduzione in percentuale delle aree destinate a servizi per i cittadini.

In una città come Roma, subito fuori dal centro storico in quartieri come Montesacro, Monteverde, Testaccio e piazza Bologna, si potrà sopraelevare per creare attici e superattici, chiudere terrazzi e verandare balconi. In altre zone sarà concessa la demolizione di edifici (anche antichi) per ricostruire con aumenti di cubatura che arrivano fino al 35%.

Qust’ultima percentuale di ampliamento potrà essere applicata anche agli edifici che verranno sottoposti ad interventi per l’adeguamento alle norme antisismiche; tali interventi in molti siti della città vedrebbero palazzi di 10 o 12 piani diventare ancora più imponenti con conseguente aumento della densità demografica ed inevitabile diminuizione dei servizi presenti pro quota.

Per finire anche gli edifici non residenziali e non ultimati o dismessi entro il 30 settembre 2010 potranno essere soggetti ad un cambio destinazione d’uso, e divenire così residenziali, ciò vuole dire ancora altri abitanti.

Conclusione, se tutti i potenziali utilizzatori del Piano casa dovessero decidere di effettuare interventi ci ritroveremmo a vivere in una città priva di servizi che possano espletare le esigenze di una popolazione divenuta assai più numerosa di quella presente ad oggi, tralasciando quella che sarebbe obbiettivamente una totale deturpazione estetico/ambientale del territorio.

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