I prezzi degli immobili proposti dai vari borsini, ed in particolare da quello ufficiale dell’Agenzia del territorio stanno diventando sempre più veritieri ma ancora non del tutto reali. Questo fenomeno è dovuto all’introduzione della legge 266/2005 che obbliga gli acquirenti a dichiarare nel rogito notarile il vero prezzo pagato, distinguendolo dal valore fiscale sul quale vengono calcolate le imposte da pagare.

Quindi è chiaro che considerando la mole di compravendite annuali che avvengono in Italia (circa un milione) oggi l’Agenzia del territorio dovrebbe avere a sua disposizione circa sei milioni di atti notarili per stilare un osservatorio sicuramente più affidabile ma certamente non del tutto attendibile (per renderlo tale ci vorranno ancora parecchi anni considerando che il patrimonio immobiliare italiano è composto di circa settanta milioni di unità).

Purtroppo la questione cambia del tutto se osserviamo le vendite di case di nuova costruzione dove il discorso del doppio valore, quello catastale e quello realmente corrisposto, non vale in quanto dichiarare meno dell’effettivo conviene ad entrambe le parti (cosa che non si verifica nelle compravendite tra privati nelle quali come su detto l’imponibile fiscale è dato dalla rendita catastale moltiplicata per un coefficiente di capitalizzazione).

Infine c’è da dire che questo problema potrebbe essere attenuato dal fatto che sempre più costruttori (per lo meno quelli medio piccoli) si avvalgono dell’intervento del mediatore immobiliare che deve anche lui obbligatoriamente dichiarare nel rogito la provvigione percepita dalla quale si potrà in seguito facilmente dedurre il reale prezzo corrisposto poichè il 100% delle agenzie calcola, secondo la consuetudine del luogo, la propria parcella sul prezzo reale e mai su quello dichiarato.

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